Letture IV


 

L’INIZIAZIONE MASSONICA NEL MONDO MODERNO
Parte IV.

Avvicinamenti apparenti

Nel nostro precedente articolo , abbiamo preso in considerazione lo svilupparsi dell’opposizione della Chiesa cattolica contro l’iniziazione massonica, e poi dei massoni contro la Chiesa cattolica. Si può davvero affermare che nel fomentare questo contrasto reciproco, approfittando di una generale confusione intellettuale e impiegando mezzi che portano spesso il tipico marchio del grottesco, le forze antitradizionali sono riuscite a compiere, in un arco di circa due secoli, una delle « operazioni » più efficaci per demolire le possibilità di resistenza di quanto restava di tradizionale in Occidente.
Era naturale, d’altra parte, che le forme più estreme e patologiche delle fobie antimassoniche non potessero durare oltre un certo limite, a motivo delle reazioni inevitabili all’interno delle correnti stesse in cui si svilupparono. È noto, ad esempio, che dei gesuiti investigando nell’affare Taxil, si resero conto che si trattava di un impostore, ed ebbero un’influenza, probabilmente determinante, nel portarlo, nel 1897, alla sua completa ritrattazione.
Si formò così, in aggiunta e talvolta in urto con la corrente antimassonica esposta alle suggestioni più squilibranti, una corrente cattolica più moderata , quantunque sempre ancora ostile alla Massoneria: e non c’è da stupirsi che anche in questo caso si trattasse di un’attitudine pur sempre ostile (benché in forme alquanto diverse), dato che ormai il contrasto tra le due parti in causa aveva avuto modo di generalizzarsi nei paesi cattolici, con conseguenze nella mentalità degli uni e degli altri, e con applicazioni radicate nei fatti, sul terreno degli interessi politici e sociali in cui i rappresentanti
delle rispettive istituzioni si trovarono coinvolti.
Il cammino « verso il dialogo » tra Massoni e Cattolici è stato studiato con cura da un gesuita italiano, Padre Rosario Esposito, il quale considera particolarmente importante la data del 1928, quando P. Hermann Grüber S. J. incontrò ad Aquisgrana due alti dignitari massonici viennesi ed il Segretario Generale della Gran Loggia di New York. Il risultato fu definito dallo stesso Padre Grüber in questi termini: « Rinuncia a strumenti di lotta non obiettivi, calunniosi, riportabili a dolorosi fatti personali o persino sciocchi (!), nella pur necessaria (?) battaglia tra due avversari che stanno di fronte in una opposizione diametrale » . Davvero, non si riesce a vedere in tale « accordo » neppure un barlume di reciproca comprensione effettiva; eppure, bastò questo per suscitare una violenta campagna di Monsignor Jouin sulla famigerata Revue Internationale des Sociétés Secretes, e per provocare l’intervento del generale Lüdendorff contro la « collusione gesuito-massonica per la distruzione della Germania».
Altri successivi momenti di « avvicinamento » che sono stati posti in evidenza , mettono a nudo piuttosto la paurosa scarsezza e assenza di profondità degli indizi in tal senso. così, ad esempio, il fatto che nel 1931 il « Gran Maestro della Gran Loggia dell’Antica Prussia » indicasse quale punto d’incontro la lotta contro il comunismo; o il fatto che nel 1932 il Gran Maestro della Massoneria irlandese difendesse i diritti dei cattolici irlandesi a Londra; o il fatto che nel 1933 lo scrittore Fülöp-Müller « auspicava un ravvicinamento tra gesuiti e Massoneria »; o ancora il fatto che, nel 1937, Albert Lantoine abbia scritto una « Lettera al Sovrano Pontefice », dichiarandosi «ateo», ma proponendo una « tregua » fondandosi su un’« istanza antropologica ».
L’iniziativa del Lantoine suscitò reazioni violentemente negative tra i cattolici, ma fu accolta favorevolmente dal gesuita Padre Joseph Berteloot, autore di una serie di pubblicazioni tra il 1938 e il 1952, dove il movente di una tregua o di una « pacificazione » tra Massoneria e Chiesa cattolica è la « ricostituzione dell’unità francese» ed altre preoccupazioni del genere, tanto che qualcuno giunse ad affermare che l’opera di Padre Berteloot su « La Massoneria e la Chiesa cattolica » (1947) non riguardava in realtà né l’una né l’altra !
Più tardi, affermatasi la direttiva del « dialogo » con le correnti più diverse, alcuni rappresentanti della Chiesa cattolica stabilirono pubblicamente nuovi contatti, messi in evidenza in incontri nei quali qualche esponente del clero accettò, a titolo personale, di partecipare a riunioni massoniche di carattere non rituale. E sono sintomatici alcuni temi che sono serviti quali punti di incontro in tali occasioni. così, nel 1961, il cappuccino Padre Wildiers fu invitato presso una Loggia olandese a tenere una conferenza su Teilhard de Chardin; e, nello stesso anno, il gesuita Padre Michel Riquet, su invito di Marius Lepage, tenne, presso la Loggia « Volney » di Lavai, una conferenza sull’ateismo. In tale conferenza vi è un apprezzabile equilibrio sul piano della comprensione psicologica, ma non c’è nessuna traccia di comprensione del valore iniziatico della Massoneria, mentre troviamo che il Padre Riquet « si situa » nella « ipotesi evoluzionistica », in quanto questa è « estremamente fruttuosa e pertanto interessante, in attesa che si possa trovarne un’altra »; inoltre, anche questa volta il gesuita Teilhard de Chardin serve come riferimento, particolarmente per le seguenti sue affermazioni, definite «profondamente vere»: «Ora che all’uomo diventato adulto si è aperto il campo delle trasformazioni mentali e sociali, i corpi non cambiano più in modo apprezzabile… o, se cambiano ancora, sarà soltanto in virtù del nostro industrioso controllo» (si tratta, come si sarà compreso, dell’auspicio di alterazioni scientificamente provocabili nella struttura dell’organismo umano); « appena, superando lo stadio inferiore e preliminare delle investigazioni analitiche, la scienza passa alla sintesi, una sintesi che culmina naturalmente nella realizzazione di qualche stato superiore di umanità, subito essa si trova condotta ad anticipare ed a giocare sul Futuro e sul Tutto » .
Non insisteremo su quanto sia significativo il fatto che questi accostamenti di esponenti ecclesiastici alla Massoneria siano stati accompagnati da richiami a Teilhard de Chardin: si tratta di un autore ben noto, e dell’influenza connessa alla corrente di cui si rese interprete abbiamo già parlato anche su questa rivista .
Durante il Concilio Vaticano II, poi, la questione dei rapporti con i massoni non poteva non essere presa in considerazione. Non si giunse però a nessuna modifica delle norme riguardanti la scomunica, la cui abolizione era stata chiesta nel 1963 da Mons. Sergio Mendez Arceo, vescovo della diocesi messicana di Cuernavaca. Per una coincidenza per lo meno curiosa, poco tempo dopo la chiusura del concilio, quel vescovo, a quanto risulta, dovette essere convocato a Roma per lo scandalo suscitato dal fatto che proprio nel monastero di Cuernavaca veniva messa in pratica la psicanalisi.
Un avvenimento di rilievo fu, nel 1966, la decisione della conferenza dei vescovi scandinavo-baltici di permettere, ai massoni non cattolici dei loro paesi che si convertissero al cattolicesimo, di continuare a frequentare le proprie Logge. Tale decisione, mirante evidentemente a togliere un ostacolo al proselitismo cattolico, ha dato luogo a molteplici reazioni per la sua divergenza rispetto alle norme di diritto canonico vigenti, che alcuni supposero di considerare come non più vincolanti. E fu questa precisamente l’occasione di una messa a punto, del 17 marzo 1968, autorevolmente confermata dalla « Congregazione per la dottrina della fede », dove leggiamo che « sono senza fondamento le informazioni pubblicate sia in Italia che all’estero secondo cui sarebbe permesso alle persone convertite al cattolicesimo, in certi paesi, di restare in seno alla massoneria; e che la Santa Sede si proporrebbe di modificare profondamente le disposizioni canoniche in vigore riguardanti quest’ultima. È noto che queste disposizioni prevedono la scomunica per i cattolici che facessero parte della massoneria ».


La precisazione suddetta sembrerebbe tanto esplicita e chiara da non poter lasciar dubbi sul suo significato. Tuttavia, diversi esponenti cattolici, che pure sono ben al corrente della situazione, hanno affermato tesi del tutto opposte, pretendendo peraltro di non essere in contraddizione con le posizioni ufficiali della Chiesa. Così, pochi mesi dopo la suddetta dichiarazione del Vaticano, nel giugno 1968, durante l’incontro a Savona con il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Padre Rosario Esposito parlava della scomunica come di qualcosa di ormai superato ; nel settembre dello stesso anno, poi, veniva pubblicato un libro contenente le conversazioni tra Jean Baylot e il già citato Padre Michel Riquet, il quale sostiene la bizzarra tesi secondo cui la scomunica papale si applicherebbe soltanto a certe « Obbedienze » massoniche da lui considerate « irregolari » (quali il Grande Oriente e la Gran Loggia di Francia), colpevoli, a suo giudizio, di ostilità contro la Chiesa secondo i termini del canone 2335 del Codice di Diritto Canonico; mentre non varrebbe la scomunica contro le « Obbedienze » da lui ritenute regolari, che hanno mantenuto un orientamento religioso , quali la Gran Loggia Nazionale di Francia, e dunque anche la Gran Loggia d’Inghilterra a cui essa direttamente rimane collegata.
Tesi tendenti a stabilire distinzioni del genere sono state poi avanzate, con maggiore cautela, da altri scrittori cattolici, come il gesuita spagnolo P. Ferrer Benimeli . Ad ogni modo, come è stato fatto notare da varie parti, l’asserita discriminazione tra le « Obbedienze » massoniche a favore di alcune appare logicamente incompatibile con le attuali norme dell’autorità ecclesiastica: tra l’altro, è facile osservare che fin dai tempi delle prime condanne, mai revocate, si trattava di tutta la Massoneria senza alcuna distinzione, e, in modo particolare, era presa di mira proprio quella parte di essa che faceva capo alla Gran Loggia d’Inghilterra .
Ciò non ha impedito delle applicazioni piuttosto clamorose delle tesi esposte da Padre Riquet: ci riferiamo particolarmente al caso dello scrittore cattolico Alec Mellor, il quale, nel 1969, fondandosi su argomenti analoghi, con la conferma di esponenti ecclesiastici pensò di poter accedere liberamente a una Loggia facente parte della Gran Loggia Nazionale di Francia, ritenendo di non incorrere nella scomunica .
Ora, è interessante prendere in considerazione qualche dato sul modo di intendere la Massoneria da parte dei suddetti rappresentanti cattolici che, contrariamente alle norme vigenti, tendono a un riavvicinamento, alcuni negando fin d’ora, come abbiamo visto, la validità della scomunica.
Padre Rosario Esposito espresse la convinzione che la tendenza all’intesa internazionale e alla pace sociale sia il più importante punto d’incontro con la Massoneria, in vista della formazione degli Stati Uniti d’Europa, « in previsione della formazione degli Stati Uniti del mondo » . Altrettanto profani i punti di possibile incontro additati assai recentemente da Padre Giovanni Caprile in un articolo su La Civiltà Cattolica , degno di nota anche per l’importanza di tale rivista, quale sintomo di una svolta che va diventando più generale. Precisamente, P. Caprile (del quale si può senza dubbio apprezzare una moderazione sul piano dei rapporti umani e « diplomatici » in contrasto con il passato), riesce a scorgere, quali « punti di comune aspirazione » tra religione cattolica e iniziazione muratoria, « opere assistenziali, fraternità tra gli uomini, pace, collaborazione internazonale ecc. »; avvertendo nello stesso tempo che « un cattolico che voglia mantenersi al passo con la Chiesa non può arroccarsi ostinatamente in sterili posizioni definite tradizionaliste, ma che il più delle volte poco o nulla hanno a che fare con la sana vitalità della vera tradizione » Purtroppo, la sua critica a « tradizionalisti » cattolici non è ingiustificata, come si vede dalla documentazione da lui citata , che rivela un’innegabile ristrettezza e deformazione mentale; ma non è meno sconfortante constatare che a tale «tradizionalismo» non si offre qui altra alternativa che uno storicistico « mantenersi al passo » (di corsa) dei tempi, in pratica riempiendo con contenuti profani il vuoto lasciato dalla scomparsa della « sana vitalità della vera tradizione ».
Quanto poi agli esponenti cattolici francesi sopra citati, notiamo che Padre Riquet ha mostrato di mettere la Massoneria sullo stesso piano del Rotary Club e dei Lions’ Club, di cui ha ricordato di essere membro onorario , e che Alec Mellor pensa che i riti massonici siano perfettamente paragonabili al « cerimoniale giudiziario, militare, universitario » , giungendo non solo a ignorare, ma a negare esplicitamente e totalmente resistenza nella Massoneria di quel carattere esoterico e iniziatico che ne è proprio l’essenziale .


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Si vede dunque abbastanza bene una certa tendenza comune che, sia pure in forme diverse, apparenta fra di loro questi ed altri fautori di un nuovo avvicinamento fra Chiesa cattolica e Massoneria, e se ne possono trarre le seguenti considerazioni. La Chiesa cattolica si trovava prima in una posizione intenzionalmente difensiva, per l’esigenza di proteggersi e di proteggere i fedeli dal dilagare di una civiltà antitradizionale nell’ambito in cui si era precedentemente formata la cristianità occidentale: e questa esigenza, suscettibile di gravi distorsioni, anzitutto per un difetto di consapevolezza dei principi, venne ampiamente sfruttata dalle correnti antitradizionali per dar luogo a forme mostruose di ostilità contro un’eredità tradizionale di grande importanza per gli Occidentali come quella rappresentata dall’iniziazione massonica. In seguito, con il diffondersi in tutti i campi della « profanizzazione » dissolvente ormai generale in Occidente, c’è si una nuova possibilità d’incontro, ma questa volta dalla parte della mentalità profana moderna , e quindi con una incomprensione ed una estraneità allo spirito iniziatico non meno completa che in passato. Davvero, di fronte a riavvicinamenti realizzati in queste condizioni, non crediamo affatto che ci sia da illudersi sul valore di eventuali intese esteriori tra membri della Massoneria e della Chiesa cattolica, tali magari da giungere forse (come ancora non è avvenuto) a modificare le passate condanne pontificali tuttora in vigore. D’altra parte, se abbiamo voluto esporre sommariamente certi dati significativi sulla situazione attuale al riguardo, con riferimenti alla storia e anche alla cronaca degli ultimi anni, è soprattutto per consentire di considerarne le possibili implicazioni pratiche per chi oggi, in Occidente, aspiri alla via iniziatica: ed è appunto su questo aspetto della questione che intendiamo ora soffermarci.


La condanna di Clemente XII venne pesantemente confermata nel 1751 da Benedetto XIV, colui che era stato il cardinale Lambertini arcivescovo di Bologna, celebrato per la sua carità, finezza e tolleranza; doti che anche in questo caso mettono in risalto, per contrasto, lo sconsiderato accanimento contro l’iniziazione massonica. A questo proposito, non sarà inutile citare, per differenza di attitudine, la stupefacente lettera inviata dallo stesso Benedetto XIV a Voltaire (accolto in Massoneria solo molti anni più tardi), che gli aveva fatto dono, con un poema e un distico adulatorio, del suo lavoro teatrale su Maometto, dissacrante e profanatore come nelle abitudini di un simile autore: « Benedetto Papa, al suo caro figlio, salute e benedizione apostolica!… Mi è stata presentata, da parte vostra, la vostra ammirevole tragedia “Maometto”, che ho letto con un piacere grandissimo… Ognuno di questi vostri segni di bontà meriterebbe un ringraziamento particolare, ma permettetemi che unisca queste diverse vostre manifestazioni di attenzione per rendervene ringraziamenti generali… » .Osserviamo anche che la riconfermata condanna del 1751 non si spiega affatto con la confusione tra Massoneria e teorie antitradizionali moderne (confusione che appare poi soltanto nelle condanne del secolo successivo), né con l’ostilità dei Massoni contro la Chiesa cattolica, la quale doveva manifestarsi solo molto più tardi.A quanto è dato di sapere, le condanne pontificie riuscirono ad arrestare l’attività muratoria nello Stato della Chiesa; tra le vittime delle persecuzioni antimassoniche in Italia seguite alla Bolla di Clemente XII si ricordano i nomi di Tomaso Crudeli, arrestato a Firenze nel 1739 e condannato al confino dove mori nel 1745, e Pietro
Giannone, autore di scritti critici nei riguardi del clero, morto in carcere a Torino nel 1748. Tuttavia, risulta che una Gran Loggia (termine che designa un insieme di Logge collegate tra loro) fu attiva a Napoli dal 1756 al 1760, e che più tardi, nel 1778, una Gran Loggia si formò a Torino, presieduta dal conte Asinari di Bernezzo, Venerabile della Loggia « San Giovanni della Misteriosa »: a quell’epoca, pare che vi fossero tre centri massonici principali in Italia, a Torino, a Milano e nuovamente a Napoli.La sopravvivenza dell’iniziazione muratoria in Italia e in altri paesi cattolici nel Settecento è un argomento ora utilizzato da alcuni, in campo cattolico, per sminuire la gravità delle condanne e delle feroci misure repressive decretate, in quanto queste furono applicate scarsamente o con difficoltà (benché resti la documentazione di processi e torture, ad esempio in Portogallo). È stato fatto notare anche che molti cattolici ignorarono o non attribuirono rilevanza alle decisioni pontificali, specialmente nella Francia del ‘700, in particolare per la ragione legale che la bolla di scomunica non fu registrata ufficialmente dalle autorità di Luigi XV. Ma simili sottigliezze giuridiche profane mostrano piuttosto un altro aspetto della situazione di disordine sempre più generale e tipicamente moderno dovuto alla scomparsa di un’autentica civiltà tradizionale in Occidente. Che cosa pensare allora di quanto valevano e valgono per gli stessi cattolici i solenni richiami alla « pienezza dell’autorità apostolica » e alla « collera di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo » ?
Sta di fatto che, a motivo della tendenza politica all’autonomia « gallicana » e in ispregio all’opposta tendenza « ultramontana », la condanna pontificia fu piuttosto, paradossalmente, uno dei motivi per cui cessarono in Francia le azioni persecutorie contro la Massoneria. Così, prima della Rivoluzione erano numerose le Logge dirette da sacerdoti o frati dei diversi Ordini religiosi come il Canonico Padre Cordier de Saint-Firmin, Venerabile della Loggia delle « Nove Sorelle » che ebbe 1’« onore » di proporre l’ammissione all’iniziazione massonica del vecchio Voltaire . Nel 1767 l’arcivescovo di Tours non si peritava di deridere il vescovo di Quimper che aveva pronunciato un’omelia contro la Massoneria , e nel 1789 vi erano in Francia almeno quattro vescovi massoni .

L’opera antitradizionale contro la Massoneria doveva dunque allora seguire in Francia vie diverse da quella della diretta condanna per mezzo della Chiesa cattolica. A questo riguardo, a parte le deviazioni più comuni in senso meramente profano, non sarebbe fuori proposito osservare che, nonostante le buone intenzioni di certi Massoni cattolici (in particolare in seno al Rito della Stretta Osservanza sviluppatosi dapprima in Germania e al Rito Scozzese Rettificato che ne derivò), tutto si ridusse infine a velleità sterili e pericolose, anche per l’intervento di esponenti ecclesiastici che mostrarono di essere il supporto di suggestioni di un genere sinistramente medianico

Del resto, come già notammo, il disordine spirituale preparava il disordine politico, e la Rivoluzione francese perseguitò in ogni modo, e persegui la distruzione completa della Massoneria: le riunioni massoniche dovettero allora cessare in Francia, e moltissimi furono i Massoni caduti sotto la ghigliottina
Quanto alla circostanza che pure dei capi rivoluzionari avevano fatto parte di Logge massoniche, a dimostrare la labilità del loro legame effettivo con esse basterebbe il fatto che all’epoca della conquista del potere essi cessarono o avevano cessato del tutto la loro attività massonica. Del resto, è noto che il principale artefice della fondazione del Grande Oriente di Francia (nel 1773) era il Duca di Lussemburgo, cioè proprio il presidente della nobiltà negli Stati Generali, il quale, dopo essersi vanamente opposto alla riunione degli Ordini, fu il primo dei nobili emigrati. Ma in fondo sarebbe piuttosto vano scendere in particolari nel considerare quali membri della Massoneria finirono con il trovarsi dall’una o dall’altra parte nelle vicende politiche; mentre d’altra parte occorre guardarsi dal confondere e dal coinvolgere il senso dell’iniziazione muratoria con le direttive prese dalle persone più diverse che ad essa avevano potuto accedere.

GIOVANNI PONTE


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